MEMORIES: 2009 E IL TOUR IN UK DEI THE JUCTION

Testo: Marco Simioni

 

– Friday 4th December 2009 – White Lion – Streatham, London

– Saturday 5th December 2009 – Arch 635 – Clapham, London

– Sunday 6th December 2009 – Dublin Castle – Camden Town, London

 

Ottobre-novembre 2009. Praticamente la preistoria. Myspace va ancora alla grande per le band e onestamente non si sente il bisogno di molto altro.

Con uno spiccato spirito di avventura e senza poter contare su alcun supporto esterno, decidiamo di provare ad organizzare delle date a Londra, la Mecca (per noi) del post-punk/indie-rock/dance-punk/garage-revival, praticamente tutta la musica che ci piace insomma.

Il tentativo-pilota viene fatto con il Dublin Castle, storico pub – sala da concerti a Camden Town, nonché luogo frequentato e giustamente mitizzato da Marco nei suoi trascorsi londinesi di qualche anno prima.

Inviamo la demo registrata in un primordiale Soviet Studio (titoli brani: Run And Look AwayJennyWake UpModern TimesWe Leave, a qualcuno forse diranno qualcosa) e incredibilmente nel giro di pochi giorni il concerto è fissato. Addirittura il sito del locale ci presenta con una frase del tipo “indie rock band from Italy, they could have their say in the ongoing pop wars”.

Galvanizzati dal risultato, ci buttiamo a capofitto nella ricerca di altre date, anche con il vano obiettivo di “ammortizzare” le spese. Per conferire una veste di maggiore credibilità al progetto, ci inventiamo pure un’agenzia booking (in realtà mero specchietto per le allodole) dal nome altisonante di Arts Licker Press Agency (copyright: Francesco Reffo).

Vengono quindi abbastanza inaspettatamente concordati altri 2 concerti nei 2 giorni precedenti a quello del Dublin Castle, rispettivamente al pub White Lion di Streatham e al club Arch 635 di Clapham, entrambi nella parte sud della città. Ci viene anche proposto di partecipare ad un progetto per suonare sull’Everest allo scopo di battere il record per il concerto più alto del mondo (non è uno scherzo), ma (probabilmente per nostra fortuna) la cosa non va in porto.

Perfetto, abbiamo dunque tutto il fine settimana impegnato, ora dobbiamo pensare a come viaggiare e a dove dormire.

Iniziamo col verificare l’opzione voli – bagagli aggiuntivi (strumenti) – noleggio amplificatori e pezzi batteria – noleggio auto in loco: non ci convince. Optiamo quindi per la soluzione a prima vista più semplice: farcela in macchina da Fontaniva fino a Londra con la mitica Fiat Idea a GPL di Alberto, che tanto fedelmente ci ha accompagnato e successivamente ci accompagnerà nelle nostre trasferte musicali. Dio solo sa come in quegli spazi apparentemente angusti riuscissimo ad infilare sia noi 3 che praticamente tutta la strumentazione.

Di conseguenza, abbiamo bisogno di un alloggio con un posto auto “sicuro” e, viste le ristrettezze economiche, scegliamo un appartamento in una zona a 25 km dal centro (distanza che ahinoi sulla carta ci sembra ragionevole).

Il piano di guerra è dunque pronto: partenza giovedì 3 dicembre la mattina presto, tappa a Parigi per dormire presso un amico di Francesco che gentilmente ci ospita, traghetto Calais-Dover nel primo pomeriggio di venerdì 4 dicembre e poi molto probabilmente dritti a suonare al White Lion Pub. Quindi i concerti all’Arch 635 e al Dublin Castle rispettivamente sabato 5 e domenica 6 dicembre. Mezza giornata libera lunedì 7 dicembre, traghetto nel tardo pomeriggio, di nuovo tappa a Parigi e infine ritorno in Italia martedì 8 dicembre.

Mercoledì 2 dicembre: Marco si sveglia con la febbre a 40°. Sta malissimo, ma il furore agonistico che i musicisti sentono prima di un “tour” e l’opinione medica altamente qualificata dei compagni di band, secondo i quali il loro amico sta solo somatizzando la tensione, non lo fanno desistere.

Il giovedì pertanto si parte come da previsioni, nonostante la febbre ancora alta. Dentro la Fiat Idea, nei pochi centimetri disponibili sopra la strumentazione, oltre ai pacchetti di flyer per i nostri concerti, sono infilate una teglia di pizza gentilmente preparata dalla mamma di Alberto e una cassa da 24 lattine di birra Forst. Auspicabilmente basteranno per affrontare il viaggio fino a Parigi.

Dopo 16 ore di viaggio, attraversati il nord Italia, la Svizzera e la Francia, paghiamo un pedaggio autostradale da svenimento e approdiamo a Parigi alle ore 22.30 circa. Abbiamo appena il tempo di salutare il nostro amico e la sua ragazza, mangiare 2 etti a testa di pasta al tonno e finire una bottiglia di amaro per poi addormentarci (leggi: collassare) sul divano letto messo umanitariamente a nostra disposizione.

Il giorno dopo il viaggio va più o meno tutto come da programma. La parte più intrigante e allo stesso tempo spaventosa è imboccare la prima rotonda con la guida a sinistra appena sbarcati dal traghetto. Alberto comunque si dimostra estremamente a suo agio e addirittura sorpassa con grande destrezza rimanendo sulla corsia di sinistra dell’autostrada, ribattezzata per l’occasione Betus’ Lane(qualche flash in quei giorni l’abbiamo visto ma fortunatamente le multe non sono mai arrivate, forse una sorta di Brexit ante litteram).

L’alternanza tachipirina-aspirina comincia a dare i suoi effetti benefici a Marco e alle 18:00 arriviamo puntuali per il soundcheck al White Lion. Siamo l’unica band della serata e il concerto fila via liscio. Vengono a sentirci anche degli amici italiani che in quel momento si trovano in UK. Il momento di colore della serata si verifica quando un membro di un gruppo di avventori del pub visibilmente ubriachi (secondo Francesco sono polacchi), intenti a festeggiare il compleanno di uno di loro, si avvicina a Marco e gli chiede di cantare Happy Birthday per il festeggiato. Inizialmente indeciso sul da farsi, quando si vede inserire nel taschino della camicia una banconota da 20 sterline dal tizio, Marco parte convintissimo a cantare e suonare il brano richiesto e il gruppo festoso si unisce al coro.

Ma la serata per noi è appena cominciata. In fretta e furia carichiamo l’armamentario in macchina, prendiamo il cachet, salutiamo tutti e raggiungiamo l’appartamento che abbiamo prenotato per lasciare lì auto e strumenti. Il posto è a dir poco lontanissimo. All’una siamo nuovamente operativi, prendiamo un paio di autobus diretti di nuovo verso il centro per andare alla (per noi) imprescindibile serata Club NME al KOKO di Mornington Crescent.

Mentre siamo intenti a bruciare la candela dai due lati, Francesco viene avvicinato da una procace ragazza francese che gli offre 20 sterline (ancora!) per pomiciare con la sua amica quale regalo di compleanno per quest’ultima. Il giovane batterista decide che non è ancora pronto per prostituirsi, nonostante il deciso incitamento dei compagni ad accettare l’allettante proposta.

Dopo la chiusura del locale, verso le 5:00 prendiamo uno dei pochi autobus notturni che ci permettono di tornare al nostro alloggio. Quando siamo giunti a qualche chilometro dalla destinazione, Francesco riferisce di dover urgentemente espletare un bisogno fisiologico e di non poter attendere neanche un minuto di più. Temendo il disastro, scendiamo velocemente dall’autobus in una strada buia e la necessità viene immediatamente soddisfatta nello sfortunato giardino della prima casa che vediamo. Dopo di che ce la facciamo a piedi fino all’appartamento. Risultato: ci addormentiamo intorno alle 8:00 di mattina, svegliandoci malissimo a pomeriggio inoltrato; la giornata è praticamente sputtanata e, viste le distanze e il traffico immobile del centro di Londra, siamo costretti ad andare direttamente all’Arch 635 di Streatham per il soundcheck.

L’evento è organizzato in modo diverso rispetto alla sera precedente: sono in programma 4-5 gruppi e quindi il set è un po’ più breve con tempistiche serrate per soundcheck e cambi palco, ma in ogni caso il live è assolutamente decoroso. C’è un buon pubblico e anche qui qualche amico viene a supportarci. Vista l’esperienza della notte precedente, decidiamo saggiamente di trascorrere la nostra serata post-concerto direttamente al locale.

Il giorno dopo (domenica) è la volta del live al locale più figo dei tre, in cui hanno suonato anche Madness, Muse, Libertines, Coldplay, Arctic Monkeys, Killers, Amy Winehouse e chi più ne ha più ne metta. Ad un orario decente parcheggiamo la Fiat Idea il più vicino possibile al Dublin Castle e ci “perdiamo” per qualche ora nei meandri di Camden Town.

Anche stavolta l’evento prevede più band, tra cui una molto figa di Liverpool (di cui purtroppo non ricordiamo il nome, forse Ghostlight) che suona una sorta di electro-pop con 2 ragazze alla voce. Pure in questo caso davanti a qualche faccia conosciuta, facciamo il nostro bel concertino. Una nota di merito al fonico, estremamente efficiente e preciso nonostante il gran numero di strumenti e musicisti coinvolti.

Torniamo quindi al nostro alloggio. Francesco già appagato decide di fermarsi, mentre Marco e Alberto, ancora adrenalinici e stavolta a bordo del fidato bolide, tornano in centro con l’intento di recarsi al leggendario Fabric. Dato però che il locale apre solo alle 2:00 (!), approfittano delle strade libere per farsi un giro in zona Houses of Parliament e raggiungono l’apice della serata fotografando la Fiat Idea parcheggiata proprio sotto al Big Ben (la foto purtroppo non si trova più).

Il lunedì liberiamo definitivamente il nostro appartamentino e andiamo in città, dove parcheggiamo abusivamente presso un supermercato ASDA dalle parti di Holloway Road. Marco va a pranzo al ristorante dove lavorava nel suo “periodo londinese” e in generale facciamo un po’ i turisti.

Come da copione, ci mettiamo in marcia verso Dover in ritardo e arriviamo al porto dopo l’orario in cui è previsto che salpi il traghetto che abbiamo prenotato. Veniamo tuttavia informati che tutte le traversate sono sospese perché le condizioni del mare non sono idonee. Finita la burrasca, finalmente si parte. Per chi non lo sapesse, la soluzione piuttosto economica di attraversare la Manica in traghetto prevede di parcheggiare l’auto nella stiva della nave e trascorrere il tempo della traversata in una sorta di grande casinò illuminato da centomila potentissime lampadine. Impossibile quindi dormire.

Giungiamo a Calais decisamente troppo tardi, intorno alle 3:00 del mattino, e pensiamo che fare una deviazione di almeno 2 ore per andare a “dormire” a Parigi non abbia molto senso. Gasati dalla scoperta appena fatta che il nostro concerto al Dublin Castle è stato segnalato sul New Musical Express di quella settimana, deliberiamo che “si torna direttamente a Fontaniva”. Ci mettiamo in strada e, dopo qualche ora di viaggio, ci fermiamo sfiniti in un’area di servizio dalle parti di Metz in mezzo ai TIR parcheggiati. Marco e Francesco si svegliano dopo circa un’ora ghiacciati per la bassa temperatura e si rendono conto che la Fiat Idea sta correndo. Corre, corre sull’autostrada francese alle prime luci del mattino. Alberto furibondo e concentrato guida come se non ci fosse un domani.

Continuiamo dritti fino a casa, alternandoci alla guida con la tecnica regolarmente utilizzata nei nostri improbabili rientri notturni dai concerti: uno guida, un altro seduto davanti sta sveglio e mantiene vigile il conducente, il terzo sta dietro e si riposa appoggiato alla cassa Gallien Krueger, e così a rotazione.

Arriviamo a casa sani e salvi, non ricordiamo di preciso i dettagli, sicuramente c’è un letto ad aspettarci.

L’impresa è conclusa, l’epopea The Junction continua.

 

 

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