SMAKO ACUSTICO: INTERVISTA A MODOLO, L’ARTISTA DIETRO A ‘IL CARTELLO’

Arte e musica si incontrano spesso in un connubio che rafforza entrambe. Sono molte le copertine di dischi che hanno fatto la storia grazie all’opera di un artista. Gli Smako Acustico per il loro ultimo album Il Cartello, uscito per Dischi Soviet Studio, hanno scelto l’opera “1992 con Vodka” dell’artista vicentino Giacomo Modolo. 
Giacomo Modolo, classe 1988, artista vive e lavora a Vicenza. Pittore figurativo, attivo in esposizioni nazionali ed internazionali dal 2010. Attualmente il suo lavoro é rappresentato da Crag Gallery di Torino.
Sappiamo che il quadro fa parte di un ciclo (è l’unico tra l’altro che nn è mai stato esposto): che motivi ti hanno spinto a farlo? 
Non ho mai avuto un motivo preciso per realizzare un quadro. Si tratta del senso stesso di dipingere, del fare, del manipolare la materia e dunque la realtà. Attitudine pura. Le tematiche sono assorbite totalmente dalla mia esperienza e la ricerca sta nel trovare il giusto linguaggio estetico per esprimerle.
1992 con Vodka  è un dipinto realizzato diversi anni fa.
Avevo da poco fino l’Accademia e stavo cercando il mio percorso: ricordo che dipingevo tantissimo, spontaneamente e univo immagini storiche, stimoli cinematografici e musicali in una pittura piuttosto estrosa e violenta.
Ci puoi raccontare perché si chiama: “1992 con vodka” e chi sono i due soggetti rappresentati? 
In quel periodo ero molto affascinato dalla storia europea novecentesca, dalle ideologie e soprattutto da un’estetica austera ma raffinata. Mi confrontavo con quel mondo di forti convinzioni e severità attraverso letture, ritagli fotografici e oggetti d’epoca. Poi dipingevo i miei soggetti, cercando di esaltarne i simboli e rendendoli icone. Quel dipinto mostra un uomo che beve, forse un burocrate, piuttosto imbruttito. É severamente tutelato dall’occhio vigile di un alto militare che non lo giudica ma presenzia composto, cercando di garantire una certa dignità istituzionale al gesto così avvilito e individuale. Si tratta della fine di un’epoca come suggerisce il titolo.  Ricordo di averlo dipinto ascoltando le notizie del conflitto Crimea, dove sembravano tornare vecchi fantasmi europei, ornati di simboli e feticci.
È un’opera che consideri datata; storicizzare, cosa significa per te? 
In altri termini come ti poni oggi, rispetto al quadro o al ciclo fatto.
Dipingo in maniera diversa ma di quel periodo conservo qualcosa di molto prezioso: il concetto di memoria, sia storica che individuale, aleggia costantemente nel mio lavoro. Si tratta di qualcosa di effimero, di evanescente e sicuramente meno dichiarato dei simboli che utilizzavo..ma una presenza fondamentale.
Ci racconti un po’ cosa hai usato, tipi di materiale, tecniche?
Nonostante abbia cambiato molto il mio stile mi sono sempre espresso con tecniche miste su tela. Utilizzare diversi medium sulla stessa composizione é un’attitudine che mi porto dietro da quando lavoravo con l’illustrazione. Nel caso di quel dipinto si tratta di colore acrilico e gessi colorati su tela grezza, un tessuto che assorbe molto e crea l’interessante effetto di dilatare le pennellate. Il colore ad olio è invece utilizzato per le velature, le ombre e dunque per creare l’atmosfera sospesa e cupa.
La trasformazione della tua opera in immagine (foto) e poi in cover di un disco come la vedi? 
Arrivo alla pittura da  esperienze come illustratore di manifesti, magliette e dischi, spesso legati al mondo della musica punk o comunque all’underground. La pittura mi ha permesso di essere meno didascalico e non più narrativo o retorico. Una copertina che ritrae un quadro è sempre una scelta coraggiosa, perché si tratta del musicista che rivede la sua stessa arte in qualcosa di già esistente. Non vi sono compromessi tra autore dell’album e artista dell’opera se non una scintilla, un’intuizione.
6.Perché l’opera puó essere ‘prestata’ all’album degli Smako Acustico?”
Perché è un’opera sovietica.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *