Intervista. Francesco Cerchiaro: “Vivo il mio rapporto con la musica con grande libertà”

Quasi 10 anni di una carriera iniziata con Vàrosliget EP. Cos’è cambiato in tutto questo tempo?

Per prima cosa devo dire che fatico a vedere la mia come una “carriera” musicale. Nella carriera vieni a patto con le regole del gioco; il modo in cui vieni valutato, i vincoli della tua posizione, la pressione per produrre (sia esso un lavoro aziendale, da libero professionista o da ricercatore all’università come nel mio caso), il farlo anche quando non se ne ha voglia. Tutto ciò che implica il lavorare per vivere insomma. Verso la musica ho un legame diverso invece. Il sogno di vivere di musica è una chimera per tanti. Io ne vedo i vantaggi francamente. Vivo il mio rapporto con la musica con grande libertà. È un rapporto libero e puro. Non ho un pubblico da cui dipendo e che temo di deludere, non ho limiti o direttive creative e non “devo” pubblicare canzoni con una scadenza programmata. Credo questo mi permetta di fare la musica che voglio, quando voglio. E credo sia artisticamente un grande vantaggio. Ritorno alla tua domanda. In questi dieci anni è cambiato tanto. Di lavoro, appunto, faccio il ricercatore in sociologia. Mi sono trasferito all’estero, in Belgio, dove sono diventato padre di una bambina. Ho avuto in questi anni dei problemi fisici che mi hanno tolto parte della mobilità. E per me appassionato di alpinismo è stata (lo è tuttora) una grande limitazione con la quale convivo a fatica. Inevitabilmente tutto questo ha cambiato ciò che sento, vedo e vivo e, di conseguenza, si è riversato sulle canzoni. Il mio approccio alla composizione è rimasto però fondamentalmente lo stesso.

Negli anni un cantautore cresce come persona ma anche artisticamente. Senti che il tuo approccio adesso è diverso dagli inizi?

Ecco. Dicevo appunto che non credo il mio approccio alla scrittura di una canzone sia cambiato. Vedo e voglio vedere la canzone sempre nella sua forma primaria. Musicare le parole non solo ci aiuta a ricordarle (vedi i poemi omerici in cui l’aedo si accompagnava con uno strumento a quattro corde simile a una lira che si chiamava phormix), ma ci dà anche l’immaginario per interpretarle e farle nostre. Ho lavorato più che in passato sulla ricerca dei suoni e degli strumenti per il nuovo disco. Volevo fosse sia ispirazione per le parole sia lo spazio in cui farle risuonare e dargli quel senso compiuto che avevo in mente. Mi sono staccato dalle sonorità più classicamente acustiche e ho fuso elettronica, synth, suoni acustici e ambientali. Per fare questo ho approfondire nuovi strumenti. Synth e computer richiedono competenze diverse che non avevo. Questo ha richiesto un certo tempo di per sé. Sulla scrittura invece ho continuato un percorso. Cerco di scrivere qualcosa che serva a me ma che sia condivisibile, che sia parte di una storia comune e non necessariamente solo biografico. Una canzone deve cogliere un mio stato d’animo, mi ci devo riconoscere. E questo aiuta poi a far sì che una canzone mi calmi e mi consoli. Spero di aver scritto canzoni che abbiano questa funzione anche per altri. Ho cercato una scrittura sempre più sottrattiva, ridotta all’osso, senza orpelli e senza ammiccamenti, che si guardi intorno e non solo dentro, che parli all’uomo e dell’uomo di questo tempo, ma senza fare cronaca dell’ovvio o dello stucchevole. Ho lavorato molto anche sul suono delle parole e sulla loro scelta. Le poesie (cantate e non) che amo non usano trucchi da spot pubblicitario per cogliere l’attenzione dell’ascoltatore. Sto lontano da questa tendenza che sento dominante di scrivere canzoni fatte di slogan, frasi fatte per esser ricordate nel più breve tempo possibile, canzoni concepite per inseguire l’ascoltatore distratto. La canzone non dovrebbe inseguire una comunicazione da “tweet” e “like”. La musica (l’arte in generale) che amo mi eleva. Non mi segue al ribasso. Ecco. Provo a fare fondamentalmente questo. Cerco solo di farlo in maniera migliore e più pura di prima.

 

‘A piedi nudi’ esce nel 2014. Qual è il ricordo più bello legato a quel disco?
A piedi nudi è stato un disco corale, rispetto a questo che ho scritto e registrato senza una band. Sono tanti i ricordi belli. Quelle canzoni chiudevano una fase della mia vita, parlavano di un grande amore finito unilateralmente e, quindi, raccontavano di quel passaggio obbligato verso un’età adulta più consapevole. La copertina la adoro ancora. Era la foto di un gesso di un’artista, Marta Berton, che si era ispirata a un frame di un film di Godard. Poi le registrazioni al soviet studio, gli arrangiamenti infiniti fatti con Luca Lago, le prove con i musicisti e amici del tempo. Tanto tempo in generale. Oggi ne perdo molto meno.

Se potessi cambiare qualcosa della tua carriera quale sarebbe?

Cercherei di esser più autonomo e di dipendere meno da altri per fare la mia musica. Avrei voluto pubblicare più dischi e fare più concerti ma un senso l’ho trovato anche in questo. Non ho rimpianti. Sono una persona spesso inquieta su molti ambiti della mia vita ma sono in pace almeno con la musica.

 

Sette anni sono tanti. Cos’è successo che ti frenato dal comporre nuova musica?
Di fare canzoni non ho mai smesso. Ma non tutto ciò che si scrive deve esser pubblicato o condiviso. Anzi. In minima parte. Nel mio caso il processo di selezione è abbastanza naturale. Appena si scrive una canzone si è spesso troppo entusiasti e poco lucidi. Col tempo capisco cosa vale davvero e soprattutto ciò che ha un valore per altri oltre che per me. Volevo proporre qualcosa di nuovo rispetto a quanto avevo fatto prima. Non mi interessava riprodurre in serie canzoni che mi sembrava di aver già scritto. Questo penso avesse bisogno di tempo, del tempo di vita fisiologico che serve per invecchiare e vedere le cose da un altro punto di vista, ma anche vedere altre cose che non si vedevano prima. Anche la mia voce è cambiata, si è fatta più bassa e “calda” e posso cantare ora cose che non potevo cantare dieci anni fa. Almeno non così.

Se potessi tornare indietro e dare un consiglio al Francesco del 2014 quale sarebbe?
Non so dare quasi mai buoni consigli. Di fermarsi a dormire più spesso nei rifugi di montagna.

Quali sono i tuoi progetti per il 2021?

Farò uscire varie canzoni del disco come singoli senza pubblicare subito l’album. Comincerò a gennaio 2021 con una canzone a cui sono particolarmente affezionato. La prima del disco ma anche la prima, tra quelle composte, ad avermi fatto capire la direzione in cui volevo andare. Contiene un po’ tutti gli elementi del disco. È una canzone composta nel 2014 ma che trovo forse più intellegibile e contemporanea ora in questo tempo di pandemia che non quando la scrissi.

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