HEAVEN OR LAS VEGAS: I 10 Dischi di Riferimento

Gli Heaven or Las Vegas hanno realizzato il loro ultimo EP ‘Cose che non ho mai vissuto’ per Dischi Soviet Studio a giugno 2020. Questa band è una delle nostre preferite per il loro sound shoegaze che tanto richiama agli Stati Uniti ma che rimane in terra natia grazie al cantato in italiano.

Date un ascolto al loro Ep:

Di seguito potete trovare gli album che hanno ispirato e continuano ad essere un punto di riferimento per la musica degli Heaven or Las Vegas.

 

DIIV – IS THE IS ARE

Uno dei dischi con le chitarre più belle degli anni ’10, un album che ha dei suonipazzeschi e sebbene si inserisca perfettamente nella tradizione dream-pop e shoegaze risulta originale per freschezza sonora e scelte stilistiche. L’album ha 17 tracce, dilatate ed ipnotiche ma dinamiche, fatte di musica che sembraprovenire dal subconscio. Le stratificazioni, gli incastri e gli arrangiamenti di chitarra di questo album ci hanno particolarmente esaltato.

 

VERDENA – IL SUICIDIO DEL SAMURAI

La terza fatica dei Verdena chiude un epoca per la musica alt rock italiana e per la band stessa che dopo questo disco cambierà completamente direzione.

Il disco riesce a coniugare perfettamente il rock post grunge di matrice ’90 con lingua italiana senza sacrificare le melodie come nessuno prima.

I brani sono ispiratissimi e i testi schizofrenici riescono a creare delle immagini vivide nella testa di chi ascolta. Un esempio per chiunque approcci al rock in lingua italiana.

 

FINE BEFORE YOU CAME – ORMAI

I Fine Before You Came sono fra quelle band senza fronzoli e compromessi che in Italia rappresentano specie da proteggere per attitudine e spirito DIY.

Il loro secondo disco in italiano è un grido di disperazione fortissimo e potente fatto di armonizzazioni post rock e un modo di suonare violentemente hardcore.

Queste, sono canzoni terapeutiche, che colpiscono con infinita tristezza in fondo al cuore, lasciando però un piacevole senso di conforto.

 

NOTHING – GUILTY OF EVERYTHING

Il primo disco dei Nothing che si rifà esplicitamente ai mostri sacri dello shoegaze è un trionfo di distorsioni e feedback.

Per dinamica punk e songwritng è accostabile a certe sfuriate Nirvaniane, il disco risulta assolutamente godibile e vario.

La peculiarità dell’album, che lo distingue dai classici del genere e che verrà rimarcata nei lavori successivi è la gravità delle distorsioni che permeano il disco portando una certa oscurità che richiama all’universo metal.

 

DINOSAUR JR – YOU’RE LIVING ALL OVER ME

Pura avanguardia indie rock in questo secondo album dei Dinosaur jr che anticipa di circa cinque anni molte delle future tendenze musicali.

Un manifesto di indipendenza e originalità fatto di chitarre rumorosissime, muri di distorsione ma anche squisite e dolci linee melodiche scandite dalla litanica voce stonata e annoiata di J Mascic.

Musica lontanissima da certo machismo anni 80, genuina e vera, scritta per outsiders e perdenti e per questo estremamente importante.

 

THE SMASHING PUMPKINS – MELLON COLLIE AND THE INFINITE SADNESS

Mellon Collie è un doppio disco monumentale che racconta la giovinezza, almeno la metà dei brani sono dei veri e propri inni, dentro c’è di tutto, dall’heavy metal al dreampop e il songwriting di Billy Corgan non è mai stato così brillante. Certe atmosfere e melodie degli heaven or las vegas derivano anche dall’ascolto di questo disco sul quale si torna sempre prima o dopo.

 

INTERPOL – TURN ON THE BRIGHT LIGHTS

New York, le atmosfere dark e intimiste, i richiami all’epoca d’oro del post-punk, la voce baritonale di Paul Banks, fanno di questo disco un vero e proprio gioiello, nonché uno degli album più influenti dell’indie rock anni 00. Il songwriting è estremamente creativo e i brani prendono spesso direzioni imprevedibili, specialmente negli incastri e fraseggi di chitarra.

 

IDLES – JOY AS AN ACT OF RESISTANCE

Gli Idles sono in testa alle band che stanno riportando in auge le chitarre in Inghilterra. Questo secondo album è un monolitico attacco politico al populismo di destra, al capitalismo e alla toxic masculinty e un ode a una società più inclusiva ed equa, nello scenario dell’Inghilterra post Brexit. A livello sonoro unisce brillantemente certe sonorità post punk a composizioni post hardcore di scuola Fugazi. Stupisce specialmente per compattezza ed energia della sezione ritmica. Un disco che chi ascolta rock oggi  deve per forza affrontare perché riporta la musica in una dimensione di condivisione, collettività e impegno sociale.

 

A PLACE TO BURY STRANGERS – EXPLONDING HEADS

Questo album ha dato il via a tutta una nuova scena new wave/shoegaze americana.

Si compone di un trionfo di fuzz, una cascata di droni devastanti che non giungono comunque mai a soffocare la voce o gli altri strumenti. Protagonisti assoluti sono gli esperimenti sull’effettistica guidati dal cantante e chitarrista Olivier Ackermann, un personaggio che commercializza i pedali di propria invenzione attraverso la società Death By Audio e che sul palco distrugge sempre almeno 3 chitarre. Un disco davvero godibile che non può mancare fra gli ascolti degli shoegazer del nuovo millennio.

 

BROTHERS IN LAW – HARD TIMES FOR DREAMERS

C’è stato un tempo, prima della sbornia itpop, in cui in Italia ogni mese uscivano dischi pregevoli indie-rock cantanti in inglese.

Fra questi ci sono i Brothers in Law di Pesaro, che nel disco d’esordio, decisamente dream pop con qualche incursione dark, regalano otto brani squisiti.

Per noi Heaven rappresenta un modello di padronanza nel sapere mescolare con disarmante facilità le innumerevoli influenze in un sound fluido, incisivo e magnetico, derivativo ma senza sconfinare nell’emulazione.

 

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